Intervista a Laura Costantini

Intervista a Laura Costantini

Cari lettori
nelle scorse settimane avrete avuto modo di leggere la mia recensione del romanzo Il Varcaporta – se vi manca cliccate sul link – e l’autrice è stata così carina da rispondere ad alcune curiosità di noi blogger che abbiamo racconto e inserito in questo articolo.

Ognuna di noi ha posto a Laura due domande e devo dire che ne è venuta fuori un’intervista davvero carina e completa!

Siete pronti?

Ciao Laura, è un piacere poterti rivolgere qualche domanda per soddisfare le nostre curiosità e permettere ai lettori di conoscere meglio te e il tuo romanzo.

  • Come è nata questa storia? La storia viene da lontano. Un sogno particolarmente vivido: un monolite cuneiforme che piombava giù dal cielo colpendo Stonehenge e liberando una sostanza opalescente che andava a riempire la frattura. La mia fantasia ha visto in quella sostanza qualcosa di vivo e potente: il Kh-Ram. Scrissi una prima bozza nel 1993, poi me ne dimenticai. Ma la storia è tornata a bussare durante il lockdown.
  • Qual è il primo libro che hai letto? Favole a parte credo sia stato “Cuore” di De Amicis, subito dopo “Piccole donne”, poi arrivarono Jules Verne, Edgar Rice Burroghs ed Emilio Salgari.
  • Come mai proprio il genere Steampunk? Perché amo la commistione tra le atmosfere gotiche dell’epoca vittoriana e una tecnologia vintage scintillante di ottoni e scricchiolante di ingranaggi.
  • Che genere leggi di solito? Tutti, non ho preclusioni. Piuttosto una propensione per thriller, storici, horror e fantasy.
  • Per i personaggi ti sei ispirata a qualcuno o sono frutto della tua fantasia? I miei “bambini” sono sempre parti originali della mia mente (bacata, direbbe qualcuno). Poi, alle volte, trovo anche dei volti che ben li rappresentano, oppure scovo artist* che siano in gradi di ritrarli per come io li ho pensati.
  • Qual è il personaggio da te creato a cui sei più legata? Sarei una madre degenere se ne indicassi uno… Però, che resti tra noi, il mio figlio prediletto in questa storia è, senza ombra di dubbio, Devereux Willoughby, incolpevole fulcro di tutto.
  • Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo? Dipende. Per “Il Varcaporta” ho impiegato circa un anno e mezzo. Ma ho scritto romanzi anche nel giro di un mese (con la mia socia Loredana Falcone), come anche storie che hanno chiesto quattro anni di gestazione (come il mistery “Il puzzle di Dio”, sempre con la socia).
  • Hai dei riti scaramantici o aneddoti particolari che ti sono successi durante la stesura? Riti scaramantici no, a meno di non considerare tale la mia passione per le mappe che mostrino gli spostamenti, le distanze, i tempi di percorrenza. Aneddoto? Succede che inserisco nella storia la figura di Bethany, la cameriera personale di lady Astrea. Una figura secondaria, silenziosa e obbediente, costretta al buio perché le hanno bruciato gli occhi affinché non possa rendersi conto dell’orrore delle cicatrici della sua padrona. Quasi un “cameo”. Ma lei, da brava irlandese testa dura, non era d’accordo. E ha preteso di essere parte attiva della storia in un modo che scoprirete leggendo. Si è rivelata una donna forte, decisa e tutt’altro che innocua.
  • Hai già in mente un progetto futuro per un’altra storia? Per un’iniziativa della Dark Abyss Edizioni ho scritto un racconto gotico. E, sebbene il racconto concluda la vicenda, c’è un certo corvo che continua a gracchiarmi nell’orecchio. Chissà…
  • Hai delle canzoni che ti ricordano i personaggi di questo libro o altri tuoi personaggi? Una canzone chiave della mia serie “Diario vittoriano” è stata “Lost on you” di LP. Per “Il Varcaporta” ho proprio una playlist completa: With or without you – U2; The kill – 30seconds to Mars; Stronger – 30seconds to Mars; The sound of silence – cover by Disturbed; L’inverno – da Le quattro stagioni di Vivaldi; My immortal – Evanescence; Take to church – Hozier; Secondo movimento dalla Settima di Beethoven; Demons – Imagine Dragons e While your lips are still red – Nightwish. Ogni brano ha un significato importante nella storia e nelle vicende dei personaggi.
  • Cosa ti affascina di più dell’epoca vittoriana? Mi affascina che sia l’inizio della modernità e del progresso tecnologico, ma anche un’epoca di profonda oscurità coperta da trine e velluti. Assomiglia moltissimo a ciò che oggi siamo, ipocrisia compresa.
  • Quali pensi siano i punti di forza del romanzo e perché lo consiglieresti ai lettori? Da lettrice amo molto le storie che sanno coinvolgermi e trascinarmi in un’avventura. Ecco, credo che “Il Varcaporta” sia soprattutto un’avventura da vivere tra i ghiacci iridescenti del Kh-Ram, il volo sgraziato e crudele delle macchine volanti, la voglia di giustizia di chi non si arrende e l’amore senza confini di spazio e di tempo che anima i protagonisti.
  • Le tematiche lgbtqia+ sono spesso presenti nei tuoi romanzi. Cosa ti piace trasmettere con queste tematiche? L’orrore dell’ipocrisia che ha costretto e costringe – ancora oggi, perfino nell’Occidente che si crede “civilizzato” – le persone a negare la propria natura, i propri desideri, i propri sentimenti. La peggiore delle torture, la più violenta delle discriminazioni. Voglio renderla evidente e, così, combatterla.
  • Anche questa saga è già stata tutta scritta e poi divisa in volumi come per “Il Ragazzo Ombra” o hai in mente di scrivere un libro alla volta e, se sì, sai già quanti libri saranno? “Il Varcaporta” non sarà una serie, come non lo era il “Diario vittoriano”. La divisione in volumi la organizzammo, con goWare, per non offrire ai lettori un librone da ottocento pagine che avrebbe potuto spaventare. Quindi la vicenda venne divisa in quattro volumi di cui “Il ragazzo ombra” è il primo. “Il Varcaporta”, nonostante la mole e grazie a Dark Abyss Edizioni, è rimasto intatto ed è, quindi, autoconclusivo.
  • Quali differenze noti quando scrivi un libro a quattro mani e quando invece scrivi da sola come in questo caso? Scrivere a quattro mani è una modalità che adoro, un dono che l’amicizia – ormai sorellanza – con la mia socia Loredana Falcone mi ha concesso. Insieme a lei è come vivere un gioco di ruolo, quindi passano in secondo piano fatica e concentrazione. Scrivere da sola è più immersivo e faticoso. Ti cambia proprio l’umore. Mi piace poter sperimentare entrambi i metodi.

Per concludere ancora un grazie a Franci per l’organizzazione, a Laura Costantini e alla CE Dark Abyss per il romanzo

Chicca

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