La locanda dell’ultima solitudine

La locanda dell’ultima solitudine
di Alessandro Barbaglia

Buongiorno Lettori,
come promesso torno oggi a parlarvi di uno dei libri finalisti del Premio Bancarella di quest’anno. Dopo Cristina Caboni e Lorenzo Marone è la volta di Alessandro Barbaglia e della sua Locanda dell’ultima solitudine, un titolo poetico per un romanzo breve, intenso e molto particolare.

Descrizione
Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell’assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.

Recensione
Libero e Viola. Chi sono queste due voci così lontane tra loro?
Libero così dolcemente innamorato di una lei dalle labbra rosse come il vino. Viola così seria coi piedi per terra, ma in fondo al cuore tristemente affranta dalla fuga del papà.
Libero che vede i contorni sfocati e Viola che scrive lettere che sembra non finiscano mai ed intrise di speranza.
E poi c’è lei, La locanda dell’ultima solitudine dove ci sono un solo tavolo e due sedie e tanta, tanta emozione.

Un romanzo trasformato in poesia quello che Alessandro Barbaglia ci ha regalato, dove l’immaginazione del lettore ha modo di viaggiare fino alla punta della scogliera che ospita una nave mancata.
Una scrittura incantevole che mi ha catturata all’istante, facendomi volare con la fantasia.

Mi è piaciuto Libero che nonostante il suo essere ancorato alla routine trova il modo di realizzare il suo sogno.
E mi è piaciuta Viola così selvaggia e con tanta voglia di libertà.
Ho apprezzato i capitoli brevi che hanno catturato l’essenza di tutti i personaggi con le loro molteplici sfumature. Ma più di tutto ho sognato di poter chiamare anch’io nel modo giusto Vieniquì, forse di giovedì per le cose più strane capitano in quel giorno:

perchè giovedì è un giorno sospeso. E’ il giorno in cui la settimana ha smesso di iniziare ma non ha acora iniziato a finire. E’ il giorno giusto. Per tutte le cose sospese.

Alla prossima
Chicca

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10 commenti su “La locanda dell’ultima solitudine

    • librintavola il said:

      Ciao Aquila! Sono felice che ti sia piaciuta la mia recensione. Verrò con molto piacere a leggere la tua quando avrai letto il libro!

  1. Posseggo già questo libro. La tua recensione, ricca di emozioni, mi ha fatto capire che è giunto il momento, per me, di entrare nella Locanda dell’ultima solitudine. Un saluto 🙂

  2. Appunti di una giovane reader il said:

    Hai colto a pieno l’essenza del romanzo!
    Mi trovi pienamente d’accordo con tutto ciò che hai scritto 😉

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