La vetrina degli scrittori 7

La vetrina degli scrittori 7

Daniela Lojarro

Buongiorno compagni di letture
e bentrovati nella rubrica dedicata agli scrittori emergenti, quest’oggi vorrei parlarvi di Daniela Lojarro, una donna che prima di essere una scrittrice è ciò che io non potrò mai essere ovvero un Soprano – eh si la sottoscritta è peggio di una cornacchia!

Daniela è nata a Torino, ha studiato canto e pianoforte ed ha ha solcato i più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa.
Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron.
Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.
Un curriculum di tutto rispetto direi, ma probabilmente il solo talento musicale non le bastava 🙂 così si è dedicata anche alla scrittura.
Dalla sua penna è nato il fantasy Fahryon – Prima parte de Il Suono Sacro di Arjiam, attualmente disponibile in formato ebook (a breve sarà disponibile anche il cartaceo) del quale di seguito trovate la Sinossi e alcuni link utili:

cover lojarroTrama
Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell’Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell’Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.

•Link
http://www.ibs.it/ebook/lojarro-daniela/suono-sacro-di-arjiam/9788867824373.html

http://www.mondadoristore.it/Fahryon-suono-sacro-arjiam-Daniela-Lojarro/eai978886782437/

http://www.amazon.it/Fahryon-suono-sacro-arjiam-Parte-ebook/dp/B012JOPXW4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1441546714&sr=1-1&keywords=fahryon

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/lojarro-daniela/fahryon-suono-sacro-arjiam-parte/9788867824373

Pagina facebook di Fahryon https://www.facebook.com/ilsuonodiarjiam?ref=bookmarks

Gruppo di facebook https://www.facebook.com/groups/443167110483/?ref=bookmarks
Breve intervista

Buongiorno Daniela e benvenuta su Librintavola.
Ti ringrazio fin d’ora per la tua disponibilità. Ho preparato per te alcune domande in modo che i lettori del Blog possano conoscerti meglio.

Forse te l’avranno già chiesto in molti, ma sono davvero curiosa di sapere come mai hai deciso di dedicarti alla scrittura, è stato un colpo di testa oppure una decisione ponderata in tempi non sospetti?
Fin da bambina scrivevo storie che poi mettevo in scena con le mie amiche. Il desiderio di scrivere, o meglio, la “necessità” di scrivere si è incuneata fra l’attività artistica e quella di terapista, precisamente durante un periodo di pausa che mi ero concessa per capire su quale strada volevo incamminarmi poiché girare il mondo per cantare iniziava a starmi stretto. Un’estate nelle Marche, precisamente nella Gola del Furlo, fui folgorata da un’idea: usare quella galleria scavata nella roccia, quella antica strada romana a picco sul torrente e rinchiusa fra pareti ripide come un passaggio per un altro mondo. E così è stato. Quella notte e nei giorni successivi la storia, i personaggi principali si sono come manifestati diventando sempre più netti e “obbligandomi” a scrivere. Ho usato non a caso il verbo “obbligare”. Per un musicista l’unico vero linguaggio è quello della Musica, superiore a qualunque lingua: io ho combattuto con me stessa per decidermi a usare le “parole”. Poi, ho capito che Scrittura e Musica non sono mondi distinti, separati: entrambi nascono dall’ascolto, dall’impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell’animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all’emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l’accordo che fa vibrare che mette in risonanza scrittore e lettore. In fondo musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro che in fisica si misura in hertz.

Oltre ad essere un’affermata cantante ed una scrittrice emergente sei anche un’appassionata lettrice? Nel qual caso che genere preferisci? Hai un libro del cuore?
Ho letto, leggo e spero di avere sempre il desiderio di leggere! Preferisco il romanzo storico ma deve essere accurato altrimenti si rivela un polpettone. Adoro per questa ragione Stefan Zweig, Iain Pears, Eobert Graves, Marguerite Yourcenar e anche i nostri Simonetta Agnello Hornby, Rita Monaldi e Francesco Sorti, Laura Mancinelli. Amo i grandi romanzieri francesi: Hugo, Zola, Dumas. Herman Hesse, Tariq Alì, Éliette Abécassis, Jack Whyte e per il fantasy il mio modello è senza ombra di dubbio Marion Zimmer Bradley. Impossibile avere un solo libro nel cuore: spero di avere il cuore molto grande oppure, nel caso di un naufragio, di capitare su un’isola deserta molto grande! A parte gli scherzi credo che non rinuncerei mai al “Sogno di Scipione” di Pears e a una fiaba di Hesse “Le metamorfosi di Piktor” che mi è stata regalata da mio marito in un’edizione rara e preziosa con i disegni dell’Autore stesso.

Fahryon la protagonista femminile del romanzo è una giovane donna che nonostante le prime insicurezze lotta per superare gli ostacoli e le prove che si trovano sul suo cammino rinunciando persino all’amore. Per delineare il suo personaggio a chi ti sei ispirata?
Ho nascosto qualcosa di me nella storia e nei personaggi. Cesare Pavese diceva: «Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che venga poi scoperto». Ho delineato il personaggio di Fahryon in maniera che fosse in netta contrapposizione al suo antagonista, il nobile Mazdraan ma in crescita e sviluppo. Mazdraan è un uomo sulla quarantina, quindi nel pieno della sua forza fisica, intelligente, affascinante, potente, abile oratore, sicuro, padrone della situazione: agli occhi di lei appare invincibile proprio perché sa quale sia la sua meta e non si lascia mai distrarre da nulla né da giuramenti, né da affetti, né da legami familiari. Al contrario, la giovane neofita dell’Ordine dell’Uroburo che aspira a diventare Magh, cioè un saggio maestro, deve compiere il suo cammina di crescita personale oltre a quello d’iniziazione: vanno di pari passo. Da qui le sue incertezze, il suo continuo mettere in dubbio le conoscenze acquisite e la necessità di mettersi sempre alla prova fino all’ultima che sarà quella decisiva. Se dovessi usare un’immagine per descrivere i due personaggi, identificherei Mazdraan con una solida roccia e Fahryon con l’acqua che, in costante movimento, alla fine riesce a modificare e a distruggere anche la pietra. È un aspetto del personaggio che può suscitare anche fastidio in alcuni lettori che preferiscono la netta caratterizzazione del personaggio fin dall’inizio; ma a me ha permesso di tessere attorno al suo cammino la storia. Per Fahryon, come in generale per tutti i personaggi del racconto, ho tratto ispirazione dall’osservazione di persone colte nella quotidianità in sinergia con la rielaborazione di emozioni, impressioni e ricordi personali. Abituata al lavoro in teatro, nello scrivere mi sono identificata in tutti. Per ogni frase o pensiero, ho sempre cercato di mettermi nei panni di quel personaggio e di farlo agire secondo la sua personalità, la sua condizione sociale e psicologica e per il fine che si proponeva di raggiungere, caratterizzandolo anche con espressioni mimiche o tic nervosi che possono apparire in momenti di tensione emotiva.

Ho notato che la donna ritratta sulla cover del tuo libro ha capelli scuri, un viso delicato e mi sembra ti somigli molto, mi sbaglio? Chi è l’artista che ha dipinto quel ritratto? Immagino che tu abbia una vita piuttosto impegnativa, quando trovi il tempo di scrivere?
Si tratta di una foto trovata dopo lunghissime ricerche su Fotolia, un sito dove si possono acquistare immagini e i diritti alla pubblicazione. Pare un dipinto ma si tratta di un’elaborazione al computer di una grafica, Alessandra Mezzacasa, che poi è anche mia cugina! Io avevo ben chiaro il risultato ma senza il suo intervento tecnico non sarei riuscita a realizzarlo. Mi assomiglia? Assomiglia al personaggio di Fahryon … La protagonista del romanzo assomiglia a me? Chissà!

Tra tutti i personaggi a cui hai dato vita nel tuo romanzo, qual è quello che preferisci e perchè?
Mazdraan! Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo. Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando perde il controllo. È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere. A parte questo, nulla lo interessa veramente. Mazdraan lo confessa senza alcuna incertezza: «Ho tutto ciò che desidero e che il mio rango può offrirmi. Perciò perché non impegnarmi nella ricerca proibita per raggiungere ciò che ogni uomo in fondo al suo cuore desidera? Il Potere sugli altri, sul Mondo, sul Tempo ma non quello apparente e volubile della sovranità, ma quello assoluto che si può ottenere solo andando oltre alla Legge del Suono Sacro». Come si fa a non amare/odiare «… sempre il solito bastardo»? (è Uszrany a definirlo così)

Fahryon è la prima parte de Il Suono Sacro di Arjiam, di quante parti è strutturata la storia? Conosci già i tempi di pubblicazione del seguito?
Questa storia è strutturata in due parti. Quando l’ho scritta, non avevo pensato a una suddivisione ma, per motivi editoriali e pratici, l’editore mi ha chiesto di modificarla leggermente per poterne fare due parti. Il cartaceo in un volume solo sarebbe stato troppo “pesante” con le sue 700 pagine. La seconda parte, Il Risveglio di Fahryon, dovrebbe uscire entro ottobre: sto controllando le bozze e lavorando alla nuova immagine di copertina. Ho già iniziato a scrivere una nuova storia per la saga del Suono Sacro: nuovi personaggi, nuove terre, un altro popolo … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà! Non so ancora dove mi stiano portando i personaggi!

Cara Daniela, siamo giunti alla fine dell’intervista, grazie ancora a nome mio e dei lettori di Librintavola per essere stata nostra Ospite.
Grazie a voi per l’accoglienza nel vostro salotto!
E adesso vi lascio con qualcosa di molto piacevole ovvero l’incipit del romanzo:

•Incipit
L’estate volgeva al termine ma il sole dardeggiava ancora su Tuhtmaar, la capitale del regno di Arjiam. L’acqua scorreva lenta nel letto dei due fiumi, il Suszray e il Whahajam: sembrava adattarsi al ritmo sonnolento di quel pomeriggio afoso trascinandosi pigramente in mezzo alle canne, aggirando rocce e massi per lambire le rive con un debole sciabordio. A un tratto, la fiacca di quelle ore torride fu percorsa da un tremito e poi da una vibrazione d’energia mentre nel cielo si stagliava la sagoma di un’aquila del deserto. Il rapace sorvolò le residenze delle nobili Famiglie di Arjiam, volteggiando più volte sui lussuosi padiglioni del palazzo ter Hamadhen per poi dirigersi al Santuario del Suono Sacro sull’isola in mezzo al fiume Suszray. L’aquila penetrò nel cuore del Santuario e si posò sulla pietra di luna sospesa sulla grande vasca sacra, restando immobile, come in attesa, con gli occhi chiusi. Quando una voce di donna si elevò con dolcezza ipnotica da una delle otto cappelle del Santuario, l’aquila, spalancati gli occhi, girò il capo per fissarne l’entrata. La Magh, attratta da una consonanza incomprensibile e ignota, uscì indugiando però sulla soglia nello scorgere il rapace. Soggiogata dalla forza di quello sguardo magnetico, andò a collocarsi sotto la pietra di luna della piscina sacra, tramutando l’inno del raccoglimento in quello della contemplazione. Il canto acquisì vigore animandosi in un ritmo sempre più frenetico, mentre l’enorme gemma iniziò a vibrare. L’acqua della vasca sacra prese a ruotare rapidamente, innalzandosi in un vortice che, avvolta completamente la donna, giunse a sfiorare la pietra di luna. La voce della Magh fu incrinata da un tremore d’indecisione. Avrebbe desiderato con tutta se stessa abbandonarsi a quelle vibrazioni magiche; ma aveva promesso al suo compagno di non compiere più alcun rito per non mettere in pericolo la vita che portava in grembo. La donna tentò di smettere ma gli occhi dell’aquila tornarono a scrutarla. Il Suono Sacro, la vibrazione che aveva dato vita a tutto il Mondo e che lo animava, non avrebbe mai potuto essere pericoloso per la sua creatura. Rassicurata da quel pensiero che l’aquila pareva averle suggerito, Xhanys dispiegò la sua voce nelle sillabe arcane dell’inno sacro: affrontò con sicurezza le luminose note acute per sprofondare poi nel baratro vellutato e tenebroso di quelle gravi, cedendo al sentimento di piacere e d’ebbrezza che la stava invadendo. Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, si cancellarono nella sua percezione e Xhanys si disciolse nella vibrazione della sua Armonia unita al Suono Sacro. L’aria si accese di lampi azzurrognoli e un improvviso scoppio agghiacciante la fece barcollare. La donna, sconvolta dalle immagini che sorgevano dal Tempo che sarebbe venuto, lanciò un urlo di terrore: l’incantesimo s’infranse, l’acqua di colpo ricadde in onde scomposte e l’aquila, dopo aver lanciato uno strido, svanì.

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