La vetrina degli scrittori #9

La vetrina degli scrittori #9

Virginia della Torre

Cari amici Lettori,
voi tutti che ormai mi seguite da un po’ lo sapete bene quanto io sia orgogliosa di ospitare nella mia rubrica del cuore “La Vetrina degli Scrittori” autori emergenti e scambiare con loro due chiacchiere per poterli presentare alla Blogosfera.
Quest’oggi in particolare sono estremamente felice di raccontarvi qualcosa di una autrice giovanissima: Virginia della Torre.
Virginia da circa due anni scrive storie su Wattpad ed i commenti dei suoi lettori l’hanno spinta a provare qualcosa di più. Quindi, grazie al self-publishing di Amazon, ha pubblicato un libro (in formato cartaceo e digitale) dal titolo “Ciò che resta di NOI“.

cio che resta di noiSinossi
“È il 1986, quando Alessandro, un adolescente ormai privo di voglia di vivere, conosce Camilla, una ragazza semplice ed impulsiva. Entrambi sono degli emarginati, costretti a vivere nel manicomio “Santa Maria della Pietà” perché diversi, perché “speciali”. Lui sono nove anni che vi vive e della sua malattia quasi non ce n’é piú traccia; lei, invece, vi é appena arrivata e ha paura: quel posto é troppo oscuro per un’anima pura come lei.

 

 

Come avrete capito ci troviamo di fronte ad una trama impegnativa e molto particolare vista la location nella quale si svolgono i fatti.
Ho iniziato a leggere il romanzo da pochissimo ma spero di riuscire a recensirlo al più presto.
Ne frattempo impariamo a conoscere un po’ meglio Virginia.

Breve intervista

Ciao Virginia, benvenuta su Librintavola, prima di iniziare la nostra chiacchierata ci tengo a ringraziarti per la tua disponibilità.
Ti andrebbe di raccontarci in prima persona qualcosa di te?

Ciao Mariarosaria, grazie mille per il tempo e lo spazio che mi dedichi. É una grande opportunità per me e spero con questa intervista di invogliare più persone ad acquistare il mio libro, che è disponibile su Amazon.

Ti andrebbe di raccontarci in prima persona qualcosa di te?

Allora, io sono una ragazza di 17 anni di Roma. Frequento un Liceo Classico e adoro leggere e scrivere. La scrittura, o forse, più in generale, il mondo di inchiostro che si cela dietro ciascun libro, è un mezzo di evasione dalla realtà per me. Evado non perché non mi piaccia la mia vita o abbia dei problemi, ma perché, così facendo, vivo più vite.

Sfogliando le prime pagine del tuo romanzo sono rimasta colpita da una cosa in particolare ovvero il modo in cui sei stata ispirata a scrivere il libro sopratutto per le emozioni che hai provato, perciò ti chiedo come mai hai deciso di visitare proprio l’ex Manicomio Santa Maria della Pietà?

Avevo già in mente una vaga idea del romanzo, poiché avevo scritto una bozza che ad alcuni miei coetanei in rete era piaciuta. E sapevo di volerlo ambientare in un ospedale psichiatrico, possibilmente non ai giorni nostri. Non appena ho scoperto che dietro casa mia c’è un manicomio dalla storia così importante, non ho resistito e sono corsa a visitarlo.
E, mentre sedevo su una delle molte panchine di pietra, il mio romanzo ha preso letteralmente vita: all’improvviso il mondo attorno a me è scomparso e mi sono ritrovata faccia a faccia con ciò che non vedevo l’ora di scrivere. Quello era il posto giusto, il mio posto.

Per delineare i caratteri di Camilla ed Alessandro hai preso spunto da persone che hai conosciuto/conosci nella vita reale?

Quando scrivo, cerco sempre di non unire la realtà che mi circonda con quella che creo, perché, appunto, come ho detto prima, scrivo per evadere. Questa storia, tuttavia, mi ha assorbita completamente e, senza accorgermene, ho donato a Camilla e ad Alessandro parti di me, come, ad esempio, modi miei di pensare o di agire. Quindi sì, loro hanno preso spunto da me.

Quanto è stato impegnativo per te mettere su carta la storia di Alessandro e Camilla?

Molto. Mentirei, se dicessi il contrario. É stato impegnativo sia dal punto di vista emotivo, perché scrivere 336 pagine di una stessa storia è complicato quando ci metti dentro tutta te stessa, sia da uno pratico in quanto mi ci sono voluti tempo e dedizione.

Da quel poco che ho avuto modo di leggere di Ciò che resta di noi ho notato che hai un modo di scrivere molto maturo per la tua età, non tutti sono capaci di farlo, tu dove hai imparato? E’ una dote naturale o frutto di laboriose ore di studio?

Ahahah, grazie mille! Be’, non so perché scrivo così… Ci sono nata, suppongo. Ovviamente, però, hanno contribuito anche le letture che ho fatto.

Qual è stata la prima persona a cui hai fatto leggere il tuo romanzo e quale è stata la sua reazione in proposito?

Non appena ho iniziato a scriverlo, ho sentito l’esigenza di condividere la storia con una persona a me vicinissima: mia madre, che è la mia più grande ammiratrice.

Hai gia in cantiere un nuovo lavoro da pubblicare? Se si avresti voglia di anticiparci qualcosa?

Ad essere sincera, nonostante sia passato quasi un anno dall’ultima volta in cui ho messo mano su “Ciò che resta di NOI”, ancora non riesco a dedicarmi ad altre storie. Ci ho provato, ma i risultati non mi hanno soddisfatto.
Sono ancora molto attaccata a questa storia e, per ora, il mio obiettivo è trovare un vero editore che la pubblichi, perché il mio più grande sogno è vedere questo romanzo in una libreria. Solo allora, credo, riuscirò finalmente a dire addio a Cami e Ale e a concentrarmi su un altro racconto.

Siamo giunti al termine della nostra piacevole chiacchierata, grazie ancora Virginia per la tua gentilezza ma soprattutto per la fiducia riposta nella sottoscritta.
Ti faccio un enorme in bocca al lupo per la tua carriera e tienici aggiornati sui tuoi futuri lavori.

Grazie ancora per l’intervista. Un caro abbraccio,
Virginia

Con tutti voi cari lettori, ci risentiamo presto con un nuovo libro!
Alla prossima
Chicca

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