Negli occhi di chi guarda

Negli occhi di chi guarda
di Marco Malvaldi

Quando sento parlare di Malvaldi inevitabilmente lo associo ai mie adorati vecchietti del Bar Lume, ma questo autore ha al suo attivo tanti altri libri molto belli che esulano dalla serie, ed oggi vi parlerò proprio di uno di loro.

Descrizione
In un posto isolato e bellissimo della Maremma toscana, un’enorme tenuta tra le colline e il mare, si ritrova una compagnia di persone diverse tra di loro. È un appuntamento del destino, anche se non lo sanno. Si sta decidendo se vendere o no, a un gruppo finanziario cinese, la proprietà dove dimorano. E per ciascuno di loro, Poggio alle Ghiande è qualcosa di più che un semplice grande podere. I due proprietari, i gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, sono divisi, pur senza aperta discordia; l’uno è un sofisticato collezionista d’arte che si è ritirato da decenni nella sua tenuta, l’altro è un broker di mondo i cui affari non vanno sempre a gonfie vele. La questione tocca in misura diversa i vari residenti che affittano i pochi alloggi nella tenuta. Quelli che invece sono ferocemente attaccati alla terra sono due famigli: il vecchio Raimondo, una specie di fattore misantropo che è stato lunghi anni in manicomio; e Piotr, un inquietante polacco fanatico religioso che fa il cameriere. Sono ospiti della villa anche Margherita, bella filologa chiamata a ordinare la collezione di Zeno, e Piergiorgio Pazzi, un genetista. Quest’ultimo incaricato di fare da esecutore di una singolarissima scommessa dalla quale dipenderà se vendere o meno. Una notte, un incendio improvviso divora il bosco di Poggio alle Ghiande e dentro il cerchio delle fiamme si ritrova il cadavere di Raimondo. E mentre sul vecchio fattore e su una certa opera di Ligabue scomparsa cominciano a circolare dicerie, un secondo omicidio toglie ogni dubbio sulla presenza di un assassino. Il mistero di quelle morti sta negli occhi di chi guarda. Per Marco Malvaldi la cura dei personaggi riveste un ruolo fondamentale, non solo perché su di essi si impernia il gioco delle parti da commedia gialla dei suoi romanzi (l’umorismo), ma anche perché ognuno pur nella sua individualità viene a rappresentare un pezzo di mondo, un pezzo di costume, un pezzo di società (la satira). Così in questi misteri si respira una suspense un po’ da Agatha Christie – con un salotto di personaggi strani messi a interagire e ognuno con il suo mistero sospetto – e un’aria frizzante un po’ da Fruttero&Lucentini – con una satira di costume che non fa generalizzazioni.

Recensione
Nel luogo che forse gli è più congeniale, la Maremma toscana, il nostro caro Marco ha deciso di ambientare una storia fatta di arte, ironia e assassini. E’ infatti Poggio alle Ghiade splendido podere immerso nel verde, l’attore principale della rappresentazione.
Sul palco, fatto di colline da cui in lontananza si vede il mare, un nutrito ed eterogeneo gruppo di persone molto particolari.
C’è Margherita la bella filologa a cui Piergiorgio Pazzi, genetista, fa una corte garbata. Ci sono i gemelli proprietari terrieri Zeno ed Alfredo Cavalcanti, uguali nell’aspetto e differenti nell’animo, c’è un factotum che non vede una doccia dal paleolitico, un’ex insegnate di chimica e una ex moglie arrabbiata, un meccanico più grosso che alto e tutta una serie di attori più o meno principali che vivono il loro momento di gloria a causa di un omicidio che avviene nella tenuta.
E come nella migliore delle tradizioni teatrali, ogni personaggio dice la sua in maniera ironica, sfrontata, ma sempre con attenzione alle apparenze.
E poi ci sono io, lettrice e spettatrice al contempo che mi sono davvero divertita accanto ad ognuno di loro.

Malvaldi diverte e anche tanto, ma non solo, perchè i suoi gialli fanno pensare, riflettere e ti mettono davanti ai fatti così come sono. Da buon conoscitore dell’animo umano, nei suoi personaggi troviamo virtù e difetti riscontrabili in qualsiasi persona reale, per questo motivo sono molto veritieri e ben caratterizzati.
Anche quello più simpatico è spietatamente analizzato come sotto una lente d’ingrandimento.

La narrazione è fluida, ogni paragrafo è legato al precedente in maniera impeccabile e le pagine scorrono che è un piacere.
Ho adorato la contrapposizione nella scrittura, da una frase molto elegante e curata si passa subito dopo ad un pensiero molto più contadino e verace. Ho riso molto spesso, soprattutto per il modo di agire di alcuni di loro, ad esempio la cattiveria intrinseca di Enrico Della Rosa, direttore d’orchestra mi ha fatta sbellicare, quell’ironia maligna che sotto sotto non dispiace nemmeno alla persona più buona del mondo.

Nel finale, poi l’autore ci delizia con alcune note davvero sublimi che mettono la parola fine ad un romanzo notevole che vi consiglio sicuramente.

Chicca

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4 commenti su “Negli occhi di chi guarda

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