Amity e Sorrow

Amity e Sorrow. Le figlie del profeta

Amity e Sorrow
Amity e Sorrow

di Peggy Riley

Descrizione
Sul sedile posteriore dell’auto, due sorelle siedono l’una accanto all’altra, con i polsi legati. La loro mamma, Amaranth, guida ininterrottamente da giorni. È in disperata fuga dal marito, capo poligamo di una setta religiosa dove le donne vivono recluse. Le ragazze, Amity e Sorrow, unite per la pelle, guardano con infinito stupore il mondo esterno, fuori dalla comunità dove sono sempre vissute. Un incidente stradale interromperà la loro corsa in una sperduta pianura dell’Oklahoma. Secondo quale piano Dio le ha fatte schiantare proprio lì? Il soccorso arriva da Bradley, un contadino del luogo la cui moglie se n’è andata, che prende le tre donne con sé nella sua fattoria.
Certo, quello strano trio piovuto dal cielo lo mette non poco in imbarazzo, con tutti quei loro bizzarri rituali, quelle stravaganti preghiere, quelle cuffiette d’altri tempi, quella totale ignoranza delle cose più semplici.
Tuttavia la curiosità prende il sopravvento e, gradualmente, il rude Bradley e la fragile Amaranth scioglieranno quei lacci che trattengono i loro cuori da un sentimento eccitante quanto inatteso. Sono le due ragazze, però, a subire, nel modo più radicale, l’impatto con il mondo ‘là fuori’. Amity è raggiante, intrepida, entusiasta di ogni nuova esperienza – il primo assaggio di patatine fritte, una visita in biblioteca, lo sguardo di un giovanotto, la
scoperta del televisore. Sorrow, invece, a disagio per quell’improvvisa libertà, entra in conflitto con ogni novità, ed è determinata a tornare dal padre…

Recensione
Quando ho visto questo libro sono rimasta affascinata dalla copertina, due mani legate da un pezzo di stoffa, due sorelle in fuga con la madre da una comunità/setta o come la si voglia chiamare, una fattoria nell’Oklahoma e un rude fattore, ingredienti che a prima vista mi hanno colpita e incuriosita.

Amity la sorella minore e Sorrow quella maggiore, sono in viaggio da quattro giorni, sono stanche, confuse, Sorrow è arrabbiata, Amity incuriosita, la loro madre spaventata. Sono tre donne in fuga, una fuga che termina bruscamente con un incidente, nel quale la loro macchina è distrutta e loro si ritrovano in un posto sperduto a chiede ospitalità ad un uomo del posto. Ma le tre donne non sono quello che ci si aspetta, indossano cuffiette che coprono i capelli e abiti di strana foggia, hanno delle regole assurde e non entrano in casa dell’uomo, sono li sul portico a sbrogliare una matassa ingarbugliata.
Amity, Sorrow e Amaranth provengono da una setta, dove il padre delle ragazze e marito di Amaranth ha 50 mogli e svariati figli, è una sorta di predicatore che ha portato al suo cospetto donne in difficoltà, drogate, alcolizzate o reiette e le ha sposate tutte.
Ma quest’uomo si è macchiato del peggiore dei crimini, e Amaranth ha portato via le sue figlie perchè potessero avere un futuro migliore, ma come dice il libro non tutti vogliono essere salvati.

Il libro, narrato da Amity e Amaranth, è un viaggio alla scoperta di quello che sono le piccole comunità che spesso nascono in America, chiuse, bigotte e ristrette, almeno questo è il sentimento che ho provato leggendo queste righe. Viviamo una doppia storia quella dell’incontro delle tre donne con Bradley e quella che narra gli eventi da loro vissuti fino al giorno in cui si sono date alla fuga da un padre padrone estremamente carismatico
che ha inculcato in loro regole assurde e prediche estreme.

Il libro è stato a mio parere deludente, ho trovato irritante il modo di pensare di Amaranth, i suoi gesti e le sue scelte, forse proprio perchè è un mondo così lontano al mio modo di pensare che non sono riuscita ad entrare nel pieno della storia ed emozionarmi. Ho provato ribrezzo per alcuni eventi raccontati e forse proprio perchè l’autrice non mostra mai il suo punto di vista in merito, l’ho trovato un racconto asettico. Sorrow un personaggio negativo che nonostante quello che ha passato non ha trovato le mie simpatie, idem per
questa jmadre, che si è coperta gli occhi dinanzi all’ovvio.

Un libro che sinceramente non mi sento di consigliare.

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